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Autore: Giorgio Panzera

Fondazioni in Ticino: una riflessione sulla sostenibilità e sull’impatto del capitale filantropico

Dai dati più recenti (bilanci al 31.12.2022), in Ticino si contano 547 fondazioni che sottostanno alla Vigilanza regionale sulle fondazioni, un numero in lieve crescita rispetto alle 526 del 2010.

Un’analisi più attenta della distribuzione per classe di attivi rivela un dato interessante:

319 fondazioni (circa il 58%) dispongono di un patrimonio inferiore al milione di franchi (447 <5mio.)

Considerando che le fondazioni erogative rappresentano circa il 51% del totale (ovvero intorno a 223 enti), e che la soglia minima di sostenibilità patrimoniale per una fondazione di tipo erogativo viene comunemente fissata attorno ai 5 milioni di franchi, emergono alcune riflessioni cruciali.

Con rendimenti medi di mercato nell’ordine del 3–4% annuo, un capitale di 1 milione di franchi può generare, al netto dei costi amministrativi e gestionali, tra 30’000 e 40’000 franchi l’anno teoricamente destinabili all’elargizione. Dedotti i costi di gestione di una fondazione (rendicontazione annuale e revisione, tassa Vigilanza, gettoni di presenza, minimo di segretariato) rimangono dai 15’000 ai 25’000 all’anno da devolvere a progetti.

Siamo di fronte a una cifra che, seppur significativa, pone interrogativi sulla capacità di queste fondazioni di generare un impatto sistemico o duraturo nel contesto sociale, culturale o scientifico in cui operano.

Da qui la riflessione:

  • È sostenibile un modello filantropico fondato su molteplici piccole entità con risorse limitate?

  • Esistono margini per una maggiore collaborazione o gestione condivisa delle risorse, in modo da amplificare l’impatto?

  • È possibile trasferire il capitale in un nuovo veicolo filantropico più snello e meno costoso, pur mantenendo identità, valori e scopo originari?

  • Qual è la responsabilità sociale e morale del Consiglio di fondazione?

Il panorama filantropico ticinese mostra vitalità e diversità, ma anche la necessità di interrogarsi su nuove forme di governance filantropiche, affinché il capitale – economico e sociale – possa realmente tradursi in valore pubblico. Da oggi questo è possibile! Fondazione Mantello Filantropia nasce proprio per far fronte anche a queste sfide.

 

Fonte dati: Rapporto della Commissione Costituzione e leggi nr. 8549 R del 2 settembre 2025, DI del Cantone Ticino

Benchmark Report – Le fondazioni ottengono buoni rendimenti e puntano sulla sostenibilità

SwissFoundations, l’associazione delle fondazioni erogative svizzere, ha pubblicato l’edizione 2025 del suo Benchmark Report. 

La gestione patrimoniale delle fondazioni svizzere di utilità pubblica ha avuto rendimenti positivi nel 2024, in crescita rispetto ai valori del 2023, con sempre più investimenti in attività sostenibili.  

Sono state particolarmente performanti le fondazioni con una quota elevata di azioni, in particolare, le fondazioni di medie dimensioni (patrimonio tra 10 e 50 milioni di CHF) che nel 2024 detenevano in media la quota più alta di azioni; quelle molto grandi (patrimonio superiore a 250 milioni di CHF) hanno puntato maggiormente sugli immobili e infine le piccole fondazioni (patrimonio inferiore a 10 milioni di CHF) mantenevano la quota più elevata di liquidità. 

Circa l’84% delle fondazioni partecipanti al sondaggio tiene conto di criteri di sostenibilità nella gestione del proprio patrimonio. I criteri di esclusione sono applicati più spesso, ma stanno acquisendo importanza anche l’impegno attivo degli azionisti, i criteri best-in-class/positivi e l’impact investing. 

I risultati sottolineano la crescente importanza di una gestione professionale delle fondazioni orientata all’efficacia, per ottimizzare il loro patrimonio al fine di generare sempre più risorse per finanziare organizzazioni e progetti di utilità pubblica. 

–> Vai al Benchmark Report 

Filantropia e Wealth Planning: la nuova frontiera della Gestione Patrimoniale

Il mondo delle gestioni patrimoniali sta vivendo uno dei momenti più significativi della sua storia, con il più grande passaggio generazionale di ricchezza mai testimoniato. Secondo uno studio di Wealth-X del 2021 nei prossimi 5-7 anni, si stima che a livello globale saranno trasferiti circa 18.000 miliardi di dollari, di cui 3.600 miliardi in Europa, 100 miliardi in Svizzera solo nel 2025. La cifra totale raggiungerà i 30.000 miliardi di dollari entro il 2040.

Questo cambiamento epocale non riguarda solo le cifre, ma anche i valori e le priorità delle nuove generazioni. Tra i megatrend emergenti, la filantropia occupa un posto di rilievo, diventando parte integrante della pianificazione patrimoniale. In Svizzera, la densità di fondazioni pro capite è sei volte maggiore rispetto agli Stati Uniti, e negli ultimi 10 anni i patrimoni nelle fondazioni sono aumentati del 98%, superando i 140 miliardi.

Per la maggioranza dei family office a livello globale, la filantropia è ormai un pilastro delle nuove logiche di wealth planning. Si stima che la maggioranza di questi abbiano già una strategia filantropica formalizzata. Per le nuove generazioni, donare non è solo un gesto di generosità, ma un modo di dare significato al patrimonio e rafforzare il proprio lascito familiare. Si prevede che una parte significativa (30-35%) della ricchezza trasferita nei prossimi anni sarà destinata a iniziative di impatto sociale.

La domanda non è più se i clienti chiederanno servizi filantropici, ma quando e in che misura. Per i wealth manager, la sfida sarà integrare la filantropia nell’allocazione strategica, accompagnando i clienti nel loro percorso e presidiando un terreno decisivo per la prossima generazione di gestori patrimoniali.

Per affrontare queste sfide, dall’inizio 2025 la Fondazione Mantello Filantropia offre soluzioni per integrare l’intenzione filantropica nella pianificazione patrimoniale e successoria dei clienti. È un’infrastruttura efficiente e fiscalmente vantaggiosa ottimizzata per creare un’impronta duratura attraverso fondi filantropici, mantenendo la gestione degli attivi presso i gestori di fiducia del cliente.

Fisco e filantropia: quali progressi?

In Ticino, anche il Cantone deve sostenere la filantropia? Anzitutto, crediamoci: numerosi studi dimostrano come, mediante la filantropia, vengono movimentati capitali privati per soddisfare bisogni primari della cittadinanza. Lo Stato taglia i suoi contributi per la sanità, la socialità e per l’educazione, la filantropia può, almeno in parte, riparare. Sono ormai numerosi i cantoni che hanno svecchiato ostacoli fiscali obsoleti: Basilea, Berna, Ginevra, Vaud, Argovia e, nel febbraio 2024, anche a Zurigo nuove Direttive fiscali hanno abrogato le condizioni restrittive per l’ottenimento dell’esenzione fiscale da parte di fondazioni e associazioni di interesse pubblico. In primo luogo, viene ammessa la remunerazione di membri del consiglio di fondazione come pure di comitati di associazioni benefiche. Base legale, seppure indiretta: il recente art. 86b del Codice Civile richiede da parte delle fondazioni una rendicontazione annuale delle remunerazioni complessive versate a favore di membri del consiglio e di dirigenti delle fondazioni. Condizione: basta che la remunerazione sia adeguata alla qualità e alla quantità delle prestazioni effettuate da queste persone dal punto di vista del loro impegno di tempo, ma specialmente dalle loro conoscenze ed esperienze nel settore. Niente regali per arrampicatori privi di esperienze. Inoltre, tolleranza zero verso i conflitti di interesse: fiduciari, gestori patrimoniali e avvocati alla ricerca di mandati. Laddove il requisito dell’adeguatezza viene codificato in un regolamento interno e viene concretizzato, sia le Autorità di vigilanza che il fisco non possono sindacare l’ammontare delle retribuzioni. Secondo progresso fiscale: viene concessa l’esenzione fiscale anche a quelle fondazioni che promuovono attività fuori dalla Svizzera, tenendo conto della necessità di intervenire in settori necessariamente transfrontalieri che richiedono interventi e coordinamento non più soltanto a livello nazionale interno, come la medicina, l’energia, l’ecologia, la promozione di Diritti Umani e dell’educazione. Condizioni ovvie: trasparenza, formalizzazione documentale, diligenza riguardo ai destinatari e ai flussi finanziari sino al destinatario ultimo all’estero. Terzo progresso: esenzione fiscale anche per forme di promozione di carattere aziendale («unternehmerische Förderformen»)a favore di imprese a carattere sociale, come per esempio partecipazioni, prestiti, prestiti convertibili in partecipazioni. Ammessi anche i cosiddetti «Social Impact Bonds» (SIB): il capitale viene messo a disposizione, da parte di un investitore interessato ad un impatto sociale, a favore di un prestatore d’opera, prevalentemente un’organizzazione sociale non profit, che riceve un mandato da parte dello Stato. Giuridicamente si tratta di un prestito senza interessi, con la particolarità che, se viene raggiunto l’impatto sociale prefissato, alla scadenza del periodo concordato, l’investitore riceve di ritorno il proprio capitale, ma eventualmente anche una rendita. Potrebbero beneficiarne quelle benemerite organizzazioni createsi in Ticino per il reinserimento professionale di disoccupati, oppure di giovani scartati dalle carriere scolastiche. Purché non si tratti dei ben noti ….cacciatori di sussidi statali. Inoltre, simili interventi sono ammessi soltanto in quei settori dove non esiste un mercato di capitali, per evitare che le entità esentate fiscalmente conducano attività in concorrenza con entità fiscalmente imponibili. Ulteriore condizione: reinvestimento del capitale rimborsato soltanto in settori di pubblica utilità che rientrano negli scopi statutari della fondazione. I modelli virtuosi di altri Cantoni sono disponibili: ora diviene vieppiù necessaria la collaborazione fra fondazioni innovatrici, Autorità di vigilanza e Fisco ticinese. L’ecosistema filantropico ticinese dispone di nuovi attori: la fondazione CENPRO, l’associazione ASFESI, la Fondazione-mantello Filantropia. Laddove le risorse pubbliche scarseggiano, chiamiamo a raccolta anche la filantropia, in modo adeguato a tempi nuovi e sempre più preoccupanti.

La filantropia ticinese va resa più efficiente

Nei giorni scorsi anche questo giornale ha dato notizia di un evento degno di nota, almeno per chi si interessa di filantropia: la costituzione nel Ticino della Fondazione Mantello Filantropia (FMF). Il suo scopo, da quanto viene spiegato, è quello di offrirsi quale ente esperto ed economico per gestire la continuità delle troppe fondazioni ticinesi i cui patrimoni sono ormai insufficienti per perseguire con efficacia i loro scopi e nel contempo far fronte ai costi sempre più elevati della loro amministrazione. Infatti da un canto i rendimenti bancari sono in calo e dall’altro le formalità amministrative richiedono sempre più professionalità e tempo, dunque denaro. In quest’ottica non pesa molto il fatto che le fondazioni siano generalmente esentate dal pagamento delle imposte. Sembra, secondo quanto comunica la FMF, che addirittura un terzo delle fondazioni ticinesi, dunque almeno 250 (!) si trovino in questa situazione!
A questo punto per i non pochi facoltosi residenti nel Ticino che stanno riflettendo se e come destinare parte o tutto il loro patrimonio a una fondazione che ne perpetui la memoria, dovrebbe suonare il campanello d’allarme.
Vorrei dunque caldamente invitare chi si trovasse in questa (tutto sommato felice) situazione, di destinare i suoi beni (o parte di essi) ad un ente (fondazione operativa, associazione o altro) già attivo nel campo di suo interesse e che stia dando buona prova. Faccio due esempi banali: a) perché istituire una fondazione che finanzia la ricerca sul cancro quando già esistono nel Ticino e altrove enti che operano con successo in questo campo? b) perché istituire una fondazione che finanzia l’istruzione dei bambini di un paese africano quando solo nel Ticino almeno cinquanta (troppe!) associazioni si dedicano allo stesso scopo?
Sono solo due esempi che dovrebbero indurre i potenziali mecenati a ben riflettere prima di costituire una fondazione propria che dopo pochi anni potrebbe non più poter camminare sulle sue gambe. In breve: meglio unire le forze che disperderle. E dunque auguro alla neo-costituita FMF di poter contribuire a semplificare e a rendere più efficiente il piccolo mondo della filantropia ticinese, anche a costo di favorire la liquidazione di tante fondazioni fantasma.

 

 

100 mio. inattivi

Il mondo della filantropia – ovvero l’impegno costante di risorse e denaro a favore del prossimo – in Ticino necessita di una spinta. O meglio, ha bisogno di uno strumento per rendere più facile ed efficiente questo tipo di attività. E questo il pensiero alla base della neocostituita ‘Fondazione mantello Filantropia’ (Fmf) che, come suggerisce il nome, vuole essere il punto di riferimento per tutte le fondazioni e gli enti attivi nel settore. E la necessità di una novità capace di “svecchiare” (per usare un termine dei suoi promotori) il sistema della filantropia nel nostro paese è data dai numeri: si stima che il capitale filantropico in Ticino sia di circa 2,1 miliardi di franchi. Di questi, 110 milioni sono messi a disposizione della società civile ma non possono essere utilizzati e non portano nemmeno introiti allo Stato, visto che si tratta di un capitale non imponibile fiscalmente. «Nel 2022 il Ticino contava 828 fondazioni ed era il sesto cantone per numero rispetto alla popolazione», afferma l’avvocata Maria Galliani, vicepresidente della ‘Fondazione mantello Filantropia’

«Circa 266 di queste hanno però un capitale uguale o inferiore al milione di franchi e sono quindi considerate ‘inattive’ o ‘dormienti perché non riescono più a elargire contributi, visto che da statuto possono utilizzare unicamente il reddito degli investimenti del capitale di fondazione. Con un patrimonio limitato – aggiunge Galliani – la resa degli investimenti al giorno d’oggi non permette più di erogare contributi tali da sostenere seri progetti». A ciò, ha ricordato il Consiglio della Fmf, si aggiunge il fatto che una fondazione filantropica ha dei costi amministrativi che riducono ulteriormente la capacità di erogare contributi. Uno degli scopi della neocostituita fondazione è infatti proprio quello di mettere a disposizione una struttura che permetta alle fondazioni con un capitale limitato di ridurre i costi amministrativi e aumentare efficacia ed efficienza.

‘L’importanza delle fondazioni cresce sempre di più’. L’esistenza di una fondazione mantello capace di ottimizzare le risorse destinate ad attività filantropiche è una realtà già presente in altri cantoni. «Il mondo delle fondazioni, chiamato anche ‘terzo stato’, è in continua evoluzione. Basti pensare che negli ultimi dieci anni il loro capitale complessivo a livello nazionale è raddoppiato passando da 70 a 140 miliardi di franchi», spiega l’ex consigliere di Stato Luigi Pedrazzini, presidente della ‘Fondazione mantello Filantropia che avrà sede alla villa Negroni di Vezia. «Ci è già stato riconosciuto il carattere di pubblica utilità e saremo sottoposti alla vigilanza della competente autorità». E l’importanza del loro ruolo aumenta sempre. «I baby boomer vanno in pensione e molte famiglie sono composte da persone sole. E quindi facile ipotizzare che le eredità lasciate alle fondazioni aumenteranno in futuro».

‘Aprire e chiudere costa denaro’ A guidare la Fondazione Mantello sarà il direttore Giorgio Panzera, da anni attivo professionalmente nel settore. «Vogliamo essere un ‘game changer’, ovvero cambiare un po’ le regole del gioco in questo settore. Oltre la metà delle fondazioni create dal 2010 a oggi – illustra Panzera – sono già state liquidate. Aprire e chiudere in breve tempo ha dei costi, e questi sono sottratti alla filantropia». Ecco quindi la proposta offerta dalla Fmf: costituire enti senza forma giuridica propria (un fondo di dotazione destinato a un unico scopo o una fondazione erogativa dipendente) delegando la gestione e costituendo un comitato direttivo che decide a proposito delle elargizioni; dare mandato per la gestione a più livelli di enti con una forma giuridica propria (una fondazione erogativa indipendente). «Vogliamo soluzioni che rispondano alle esigenze degli attori coinvolti. Al giorno d’oggi si parla di filantropia strategica, ovvero agire in modo da poter raggiungere un impatto». Il settore che maggiormente interessa i filantropi in Ticino è quello del sociale, «ma il sanitario ha avuto una crescita molto importante negli ultimi anni, superando quello della sostenibilità».

‘Parlamento federale un po’ passivo’ Proprio ieri a livello cantonale è stata presentata un’iniziativa per agevolare l’insediamento di fondazioni in Ticino. «Il parlamento federale è un po’ passivo riguardo alle innovazioni sulla legislazione delle fondazioni», dichiara il segretario della Fondazione, l’avvocato Paolo Bernasconi. Opinione condivisa da Mathias von Orelli, direttore della ‘Fondation des Foundateurs’, ente attivo già da anni oltre Gottardo. «La Confederazione è un po’ attendista. Ma le fondazioni mantello hanno un impatto decisivo sulle attività nel nostro Paese».

‘Complementarietà con lo Stato, non concorrenza’. A guardare con interesse le attività della Fmf è anche il Cantone. «Siamo d’accordo sul fatto che questo può essere un punto di svolta per la filantropia in Ticino», sostiene Stefano Rizzi, direttore della Divisione dell’economia. «E importante che ci sia una logica di complementarietà tra filantropia e fondazioni, non di concorrenza». Sulla stessa lunghezza d’onda anche Franco Citterio, direttore dell’Associazione bancaria ticinese, «mondo bancario e filantropia sono molto legati. E un partner affidabile per le banche e un valore aggiunto per i loro clienti, il fare del bene ha bisogno dei giusti strumenti».